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Hai presente quei clienti ‟che so tutto io”?

Che quando vai da loro, gli proponi qualcosa, ti dicono: ‟No, no ma tanto lo so già”, ‟No, no ma tanto ce l’ho già”, ‟No, no ma tanto ho ragione io”?

 

Sicuramente sarà capitato d’incontrarli anche a te.

 

Ho fatto un appuntamento alla fine dell’anno in cui ho incontrato proprio un profilo di questo genere.

 

Era da un po’ in realtà che non mi capitava quindi mi sono anche divertito…

 

Sta di fatto che faccio l’appuntamento normale, vado da lui, attraverso come al solito varie fasi, arriviamo al lato investimenti e parlando di investimenti mi dice che aveva intenzione di investire in Bitcoin.

 

Ovviamente quando uno mi risponde così cerco di capire se conosce quello strumento in cui almeno vuole andare a investire, perché non è uno strumento semplice da capire: c’è molta confusione oggi sui Bitcoin e più in generale anche sulla criptomoneta.

 

Parlando poi un po’ con lui andiamo avanti nel discorso e mi dice che appunto aveva intenzione di investire perché un suo amico l’aveva preso, classica cosa, e continuava appunto a guadagnare.

 

Be’, calcoliamo prima di tutto che il Bitcoin nel giro di un anno mi sembra abbia reso circa 1200%, addirittura negli ultimi 23 mesi mi sembra abbia fatto un +200%.

 

Il discorso però è che, che è anche quello che ho cercato di far capire al mio interlocutore, è quello che se acquistando un’azione, acquistando un Btp o un Bot o comunque una gestione separata assicurativa il nostro cliente sa dove va a investire i suoi soldi, acquistando un Bitcoin non è assolutamente così.

 

Perché è vero che sia il valore dell’azione che quello del Bitcoin potrebbero azzerarsi.

 

Ma per fargli meglio comprendere quale sarebbe stato il rischio di investire in uno strumento del genere gli ho voluto fare un esempio di questo tipo: ‟Tu hai delle azioni, hai dei titoli di stato e hai delle obbligazioni e hai sempre investito in questi strumenti perché di fatto li conoscevi e anche perché nel momento in cui tu volevi incassare potevi tranquillamente farlo”.

 

Questo però è uno strumento che è una criptomoneta, e quindi se tu oggi fai il medico, come appunto era la situazione del mio cliente, gli ho detto: ‟Tu accetteresti dei pagamenti in Bitcoin?”.

 

E lui in quel momento mi ha detto: ‟Be’, sì certo, ovviamente che li accetterei”.

 

Ok, ma adesso come adesso nessuno accetta pagamenti di Bitcoin o comunque se noi andiamo anche su Internet uno dei metodi di pagamento più classici che troviamo è Paypal piuttosto che bonifico bancario.

 

Non troviamo in molti siti i Bitcoin o comunque le criptomonete.

 

Perché?

 

Perché comunque sono ancora uno strumento che è utilizzato o per transazioni anonime o nel mercato black…

 

Quindi quello che ho cercato di far capire al mio cliente era semplicemente il fatto che, se lui avesse accettato un pagamento in Bitcoin per una sua prestazione ad esempio di 100 euro, avrebbe potuto, nel momento in cui il valore del Bitcoin sarebbe continuato a salire, aver fatto una prestazione da 1000 euro che magari dopo 5 giorni quella prestazione magari gli ha generato in realtà 10 mila euro, 5000 euro perché il valore è continuato a salire.

 

Ok, ma se tu, oltre che incassare questi soldi, questi pagamenti in Bitcoin andassi a pagare quella che è una vacanza che magari ti costa 3000 euro con i Bitcoin, e nel momento in cui un Bitcoin non vale più 13 mila e qualcosa dollari ma vale magari 20 mila dollari, vuol dire che tu avresti pagato quella vacanza non più 3000 euro ma 6000…

 

E quindi questo avrebbe generato nel giro di poco tempo uno sbalzo incredibile, giusto?

 

Perché la volatilità su questi strumenti finanziari è ancora enorme, perché se non conosciamo nel dettaglio che cos’è una criptomoneta, che cos’è la blockchain, come viene generata una criptomoneta, forse è meglio starne alla larga…

 

Perché è vero, giornali, televisioni non fanno altro che parlare di questo ultimamente: bitcoin, blockchain, criptomonete…

 

Ma al tempo stesso dobbiamo ricordarci che questa è semplicemente informazione che viene fatta dai media, non è conoscenza dell’investimento che i nostri clienti possono andare a fare.

 

E quindi dobbiamo cercare di far ragionare i clienti verso scelte consapevoli anche se a volte sembra che la verità in tasca ce l’abbiano solo loro.

 

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